Gli Studi affrontati in questi anni erano volti alla ricerca di una tradizione perduta della pittura. L’alchimia che avvolge la pittura è magia tende a trasformare gli stati d’animo in materia e la materia in sentimenti. Questa un’antica poesia colma di bellezza la ricerca interminabile della bellezza dell’uomo, un uomo che per amore diviene bello e che gioisce di ciò che è la bellezza del mistero della vita.

Molti miei sguardi, molte delle mie osservazioni, che giorno dopo giorno ora dopo ora erano rivolti alla “Nuvole”. Ogni volta che alzavo gli occhi al cielo nella mia mente riaffioravano pensieri piacevoli, le oscurità degli errori passati e presenti, nella mia mente e nella mia anima un conflitto di emozioni si muovevano, cominciavano a vivere e a divenire immagini.

Guardando intorno a me vedevo solo gente che correva in una corsa affannata contro il tempo, senza godere un attimo delle bellezze che li circondavano. Quanto tempo spreca la gente per cose che rimangono vuote nella loro esistenza. La tecnologia ne ha dato un largo contributo, giovani, ragazzi, gente di una certa età chinano la testa in basso per ammirare e soffocare le loro ansie sugli oggetti che provocano la loro morte interiore. triste realtà questa i loro pensieri bloccati in una metafisica irreale piena di falsità e di gioie futili. Raramente ho visto gente alzare gli occhi al cielo con sguardi di speranza e di amore, anche solo per ammirare il creato e gioire.

la mia domanda oggi è, come sia possibile vivere senza la bellezza dei colori gratuiti che il creato ci regala? Come è/sarebbe un mondo senza cielo? Lo chiedo a chi non guarda ciò che per secoli e stato la guida, la rivelazione, la spiritualità di intere popolazioni e civiltà e oggi è solamente ciò che si trova sulle nostre teste e determina lo scorrere del tempo e gli effetti meteorologici.

Artisti, poeti, filosofi si sono ispirati alla sua grande vastità e bellezza dagli olandesi agli artisti romantici agli impressionisti i macchiaioli e i surrealisti prima di dipingere qual si voglia delle loro opere la prima cosa che guardavano era il cielo la sua suggestione ha ispirato grandi menti a tal punto da renderli eterni. una eternità dovuta a cosa poi hanno solo dipinto dei paesaggi? no . hanno dipinto la loro anima le loro sensazioni le loro suggestioni i loro sentimenti ci sono stati tramandati dall’eternità del creato.

i suoi colori sono la ricerca della spiritualità dell’uomo, si è sempre pensato che il cielo fosse la dimora del creatore, degli dei, che sulle nuvole ci fossero castelli e dimore dorate che ispiravano l’uomo a tal punto di cantarle nei loro sonetti e poemi e dipingerle nelle abitazioni e nei quadri, il cielo pullulante di stelle quelle stelle che erano gli occhi degli antenati che guardavano e proteggevano la loro genesi. perchè oggi dimenticare o mettere volutamente nel dimenticatoio così tanta poesia così tanta speranza e vita.

La tecnologia doveva essere solo un mezzo per migliorare la qualità di vita dell’umanità non il pretesto per eliminare la sua bellezza e la sua fantasia.

Ogni essere umano oggi ha bisogno di guardare il cielo, dovrebbe guardare il cielo per lavare via ogni malinconia, per rassicurarsi di essere un puntino dinnanzi alla grandezza infinita dell’universo. Infinito, Immortalità queste le parole che ogni uomo dovrebbe cercare all’interno della sua anima, che senso ha la vita altrimenti, se non quello di amare e fare qualcosa di immortale che resti eterno. Gli antichi sapevano molto meglio di noi il significato della vita svolgevano le loro azioni in funzione di questo. ampliare la loro conoscenza in funzione di migliorare la loro vita e quella delle generazioni future. oggi sembra che questa immortalità sia fine a se stessa, invece di regalare ai posteri magnificenza, stiamo regalando malumore ed errori, questo perché il nostro sguardo al passato è arrogante pensiamo che le credenze e il loro rispetto per la natura fosse il frutto di ignoranza e poca conoscenza.

noi con la nostra ignoranza ci stiamo distruggendo, radiazioni, gas tossici, materiali inquinanti che stanno uccidendo la nostra amata terra, deturpando i nostri cieli e riempiendo il mondo di malattie. Pestilenze silenziose, morti lente, qual’è il motivo di tutto ciò, senza dubbio la nostra ignoranza e la nostra arroganza. le scoperte sono tante ma sembrano volte solo alla nostra distruzione, cento di queste solo dieci potrebbero servire a delle migliorie.

tutto ciò perché l’uomo non guarda più il cielo riempie il suo animo di rabbia e orrore, non pensa alla sua infinita piccolezza nei confronti di tale vastità e che ogni azione e pensiero  buono o cattivo che sia è rivolto solo per la sua vita o distruzione.

Siamo energia e questa energia rigenera il nostro pianeta se è positiva, ma accumulare così tanta energia malata gratuita per pura ignoranza e arroganza avvicina il nostro pianeta e l’itera umanità ad una lunga agonia e a una lenta distruzione.

questi pensieri negli anni e ancor oggi alimentano in me un ritorno all’ordine e alla disciplina mi hanno fatto riabbracciare il legame eterno che lega i nostri corpi e il nostro spirito alla terra. guardare il cielo osservarne i suoi cambiamenti ha infuocato la mia spiritualità e ha acceso in me idee e pensieri di eternità, di valore verso l’infinito e del rispetto di ogni essere vivente.uno sguardo romantico che conduca l’anima oltre l’infinito curandone le malattie aprendo un mondo fatto di piacevole tranquillità in un tempo e in uno spazio in cui la dilatazione del tempo tendi a scomparire. una voce parla in ognuno di noi le sue parole sono animate da positività ma oggi quella voce è stata dimenticata e nessuno più le da ascolto. un giorno durante una mia mostra ebbi ad ascoltare da un visitatore che i miei quadri davano una sensazione inquietante, la mia anima sorrideva dinnanzi  a quella persona, la sua anima le parlava dava fiato alla sua fantasia assopita dalla vita le davano inquietudine perché quel giorno la sua anima le parlava e quella voce interiore ricordava di non averla mai sentita fino ad allora. non a caso il percorso di questi anni lo volli intitolare “VOX ANIMAE” proprio perché dinnanzi ai miei quadri o ad uno dei miei quadri la gente potesse riscoprire la bellezza del creato e la voce interiore del suo spirito.

Raggiungere dei risultati appaganti non è stato molto semplice il percorso è stato un travaglio pieno di ripensamenti, di scoperte, di ricerche e rinunce, fino al giorno in cui osservando il prodotto di quel percorso travagliato ha dato una risposta fondamentale nella mia ricerca.

Questa inizialmente la dedicai ad una tematica quasi sociale con delle derivazione metafisiche, la intitolai “luoghi comuni”, in cui rappresentavo paesaggi metafisici con riferimenti ad industrie e templi in cui regnava una completa desolazione. In questi luoghi infatti mancava completamente la figura vivente le scene erano animate da un elemento di fuga da tanta desolazione una mongolfiera rossa che volava libera in ogni disegno e ogni dipinto, volava in questi cieli colmi di nubi, ma purtroppo non ci volle molto tempo la mongolfiera cadde al terzo dipinto pesavo di aver dipinto il momento in cui si doveva gonfiare la mongolfiera per spiccare il volo ma nella rappresentazione in questo quadro avevo dipinto il declino di quell’idea in un tramonto, abbandonai quell’idea perché la sua rappresentazione mi sembrava asettica e poco naturale. Successivamente dopo un periodo di riflessione di ricerca e di confronto la mia visione delle cose mutò, canalizzai la mia ricerca e la mia pittura verso una direzione quasi minimale sottrassi a questa la dimensione del colore riducendo la mia scala cromatica al bianco e alle sue variazioni, dipinsi la vanitas e il gioco malinconico della vita accomunandolo a dei pagliacci in bianco che tiravano delle funi e giocavano con ombrelli, al passaggio del tempo che dalla nascita scorreva fino ad una morte decadente, questa ricerca fu interessante ma anch’essa insoddisfacente e poco duratura, ne accentuò un periodo di smarrimento e perplessità. L’estate del 2009 fu la vera rivelazione, iniziai a sfogliare libri a ricercare trattati di pittura e nel buio totale iniziai a copiare i grandi maestri nella speranza di trovare nelle loro ricerche e nei loro dipinti un incipit della mia vocazione, così cercai di mettere ordine ricercando la praticità e il mestiere. Fui interessato dalla scoperta del trattato di pittura scritto da Giorgio De Chirico che aprì un capitolo fondamenta e importante della mia vita.

Nella casualità degli eventi trovai il mio punto di inizio verso un analisi tecnica e alla sperimentazione. Il cambiamento più importante fu il supporto. Cominciai sotto la guida di quel manuale illuminante la preparazione tradizionale di tele e di tavole. Quella praticità così romantica e piacevole quei supporti così delicati al tatto e completamente diversi da quelli in commercio da rendere la pittura più poetica e scorrevole. Il problema ora era un altro cosa dipingere su quei supporti così preziosi. Quell’estate è un periodo propizio per affrontare ogni tipo di studio e ricerca possibilità dovuta alla grande quantità di tempo libero, cominciai a osservare nuovamente e instancabilmente la natura, ogni volta che uscivo di casa ne osservavo la sua bellezza, i suoi cieli e i suoi giochi di luce sulle colline e sulla città in varie ore della giornata. Grazie a questa osservazione alle lunghe camminate che mi permettevano di pensare di appuntare su taccuini e nei miei ricordi immagini sublimi incominciai a delineare i miei interessi. Un pomeriggio guardai i quadri che avevo prodotto negli anni passati e notai che tutti i quadri erano accomunati da una sola cosa che si ripeteva quasi inconsciamente qualcosa al quale non avevo dato così tanta importanza quanta ne diedi quel giorno, erano le Nuvole. Compresi la mia vocazione adesso dovevo dare a quella declinazione naturale un’importanza continuativa e un significato di eterno e d’infinito.

Dopo questa rivelazione cominciai a disegnare e a dipingere le nuvole. I Disegni e dipinti che produssi furono un inizio, le dipinsi in cielo, questo con tonalità azzurre molto fredde e pastello ma poco realistiche ed evocative. Ne prevalse un aspetto iconografico ove l’elemento di eternità e di infinito era rappresentato da una linea di luce che fendeva la tela in due parti dall’alto verso il basso. Ne definii anche un impianto compositivo per inserire la  figura, dipinsi due volti uno frontale e l’atro di profilo avvolti al collo da nuvole, e un raggio di luce accanto a loro. L’unica cosa ancora lasciata al caso erano le tonalità di blu, che non avevano acquistato la giusta profondità. Per me era un colore nuovo avendo per tanto tempo dipinto con le terre, non conoscevo le sue potenzialità. Un dì in accademia portai una tavola su cui avevo applicato una tela di lino era preziosissima iniziai a dipingerla era  un profilo inizia a dipingere con del blu di Prussia ne dipinsi il volto ma nulla, mi trovavo in difficoltà, il maestro Bonnanni si avvicinò e mi diede uno dei suoi consigli questo però cambiò tutto il mio modo di dipingere. Questa rivoluzione consisteva nella stesura di una base di terra rossa sotto i blu, questa base accentuò notevolmente la profondità il calore e riempì il blu di un potere aureo incredibile questo primo risultato fu il vero inizio del mio percorso pittorico, visti quegli effetti luministici i miei studi furono deviati nel ricercare ogni artista ogni teoria ogni cosa che parlasse del blu del cielo e delle nuvole le teorie di percezione del colore mi hanno aiutato tantissimo a definire gli effetti luministici, gli errori passati e le conoscenze acquisite fuor di grande aiuto nella sperimentazione delle tonalità,ormai tutto si basava sulla ricerca della profondità degli effetti di luce e più importante di tutti fu la definizione simbolica dei colori e dei soggetti “La mia Storia da raccontare al mondo”.

La decisione del colore la sua rappresentazione è stata condizionata da una esperienza particolare e casuale. Una mattina prima dell’alba rientravo a casa,abitando in una zona periferica della città circondata da aperta campagna, ebbi la possibilità di assistere ad uno dei fenomeni più belli della mia vita. Mi ritrovai un momento prima dello spuntare del sole in una limpidezza colore, dal buoi in un frangente di secondo l’ambiente circostante si colorò  di un intenso azzurro ogni casa, oggetto, albero e paesaggio che mi circondava ne fu contaminato, una manifestazione pura del Creato del suo magnifico splendore, guardavo le mie braccia le mie mani e avevano un chiarore azzurro, guardavo in lontananza le case e le campagne alternavano colori dall’azzurro al blu. Per un Attimo ritornai bambino ne provai un grande stupore, una sensazione di pace pervase i miei sensi  avevo avuto una risposta dovevo ricercare quella sensazione in ognuno dei miei quadri nei miei blu. Dovevo dipingere l’Aurora. Il primo fu Aurora- i tre in-finiti, per aumentare gli effetti di profondità utilizzai una base che alternava una terra di Pozzuoli e dell’ocra giallo, su questo brillante e vivo un esplosione aurea , velature di cobalto e blu di prussia ne accentuavano una profondità molto evocativa le tre nuvolette simboleggiano una trinità divina un triangolo sacro che ne compone lo spazio allargandolo ed espandendolo senza necessità di ottenere un orizzonte, una continuità una percezione sensoriale di infinito.

I miei studi cominciarono ad essere più intensi e volti ad una ricerca spirituale, lessi molti libri di carattere esoterico e alchemico libri che parlavano di Nimbologia sulla simbologia dei colori e del blu.

Un percorso di crescita spirituale nella mia vita era inevitabile anzi fui felice di intraprenderlo .come nell’alchimia il mastro si accingeva a trasformare un comune metallo in oro valutandone gli ingredienti e le formule così il pittore deve plasmare e scegliere la sua materia il suo colore , infatti Il primo legame spirituale lo associai al tipo di materia da plasmare sui miei quadri, pensai che un ritorno hai pigmenti avrebbe reso più meticoloso e poetico il mio faretre avvicinarmi alla mia vera natura di pittore. Meditare nel preparare la tavolozza rende il fare successivo un evento importante la meditazione silenziosa mentre si mescolano i pigmenti con l’olio ne conferisce un carattere spirituale come se fosse un vero e proprio rituale religioso.

La mia concezione del colore cambiava giorno per giorno, le dosi del legante mi furono subito chiare, fu semplice ritrovare questo antico piacere, sembrava qualcosa che avessi fatto in una vita passata. Conferii ad ogni oggetto un tono di antichità per sentirmi agiato e pittoresco, ne acquistò un tono romantico e passionale quando impugnando la boccetta dell’olio per preparare il pigmento mi sembrava di ritornare e di assaporare il gusto e gli odori di una vita passata.

Determinai poi, dopo vari quadri varie sperimentazioni provando varie comunioni di colori, che la profondità del blu, dell’azzurro del celeste fosse dato non solo dalla splendida terra rossa che è il letto perfetto ma dalla comunione di altri colori che hanno determinato il colorire dei miei quadri.

Le basi erano variopinte molti colori componevano le scene ma lo spazio più importante e privilegiato agli occhi di chi avrebbe usufruito della sua profondità lo lasciai Al blu.

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